X Zone: l’interfaccia sinestesica del corpo umano come ponte tra immaginazione e intelligenza artificiale.

Orchestra di sensi, reticolo fluido di connessioni, ponte tra immaginazione e intelligenza artificiale: il corpo umano come interfaccia sinestesica nell’era digitale.

In questa seconda parte del mio  primo articolo dell’anno cerchiamo di esplorare le nuove frontiere dell’interazione tra uomo e macchina presenti, possibili e future. Al centro di questa interazione si trova il corpo umano, un’interfaccia straordinaria e complessa, capace di integrare in maniera sincronica informazioni provenienti da molteplici canali sensoriali e motori.

Questa capacità trasversale, che definiamo sinestesia, ci permette di vivere un’esperienza unificata e multidimensionale del mondo nonostante noi stessi, per percepirlo e comprenderlo, lo frammentiamo in tante unità percettive diverse che i nostri organi di senso traducono a loro volta sia che ne siamo o meno consapevoli.

Molto, infatti, di quel che accade fuori di noi e in seconda istanza dentro, viene percepito a livello, diciamo così, sensoriale, ma non necessariamente cosciente.

Un altro fattore sorprendente è il fatto che, una volta sperimentato, questo unicum percepito resta impresso nella nostra memoria (la chiamiamo così per semplificare), cosicché questa stessa esperienza può essere sia ripescata dai nostri ricordi, che la riattualizzano, sia essere proiettata nel futuro, ad esempio attraverso atti di immaginazione e proiezione di pensieri

Questo concetto è ben espresso dalla poetessa Diane Ackerman che nei suoi versi esplora le connessioni tra i sensi e la natura, creando un linguaggio poetico ricco di immagini sinestesiche:

“What is most amazing is not how our senses span distance or cultures, but how they span time. Our senses connect us intimately to the past, connect us in ways that most of our cherished ideas never could.”

“Ciò che è più sorprendente non è come i nostri sensi coprano distanze o culture, ma come coprano il tempo. I nostri sensi ci collegano intimamente al passato, ci collegano in modi in cui la maggior parte delle nostre idee care non potrebbero mai fare.”

La sinestesia:
l'orchestra dei sensi

Un’esplosione di colori, suoni, profumi e sensazioni tattili:
la sinestesia come chiave per una percezione multisensoriale del mondo.

Approfondiamo ora questo concetto: la sinestesia è la capacità del nostro cervello di fondere diverse sensazioni, creando connessioni inaspettate tra i sensi. Quando osserviamo un quadro come  Il bacio di Klimt, non solo la vista è coinvolta, ma anche il tatto si attiva, quasi potessimo sentire la texture dorata degli abiti e la morbidezza della pelle dei due amanti.

Allo stesso modo, quando ascoltiamo la musica di Philip Glass, con le sue ripetizioni ipnotiche e le sue armonie minimaliste, non solo l’udito è coinvolto, ma anche la vista viene stimolata, evocando immagini di forme geometriche e movimenti fluidi. Un’esperienza simile a quella descritta da Vladimir Nabokov nel suo romanzo  Lolita, dove il protagonista associa i colori alle lettere dell’alfabeto, creando un mondo di sinestesie e di percezioni alterate. 

L’esperienza artistica offre un esempio lampante di come la sinestesia possa arricchire la nostra percezione del mondo. Una volta infatti che l’artista ha vissuto ed elaborato la sua dislocazione nel mondo, ha affinato il suo sguardo esterno e divergente e messo in opera la sua arte espressiva attraverso la materia del mondo, ecco che con la sua opera rialloca la sua esperienza e se stesso in un artefatto, l’opera stessa. Che, nel caso di alcune forme d’arte, si riappropria non solo della dimensione spazio-temporale, ma spesso dà una nuova funzione anche al corpo stesso dell’Uomo.

L’artista, infatti, non si limita a utilizzare un solo senso o canale espressivo, ma attinge a una molteplicità di percezioni e di linguaggi per creare la sua opera. Il pittore, ad esempio, non si limita a vedere i colori, ma li sente, li tocca, li assapora quasi, traducendoli in forme e texture sulla tela, come fa David Hockney nei suoi paesaggi luminosi e vibranti, dove i colori sembrano quasi prendere vita e muoversi sulla tela.

Il musicista non solo ascolta i suoni, ma li percepisce con tutto il corpo, traducendoli in movimenti, ritmi e vibrazioni, come fa Beyoncé nelle sue performance esplosive, dove la musica si fonde con la danza e con la forza espressiva del corpo, o come rappresentano le sculture cinetiche di Anthony Howe, che sembrano danzare con il vento, evocando un senso di armonia tra natura e tecnologia.

David Hockney
Lolita
Anthony Howe
Il Bacio di Klimt

Beyoncé

La comunicazione sincretica:
un linguaggio universale

Oltre le parole, un linguaggio universale che parla ai sensi:
la comunicazione sincretica come fusione di gesti, suoni e immagini.

Modalità espressive come gesti, suoni, immagini e parole, creano un messaggio più ricco e coinvolgente se processate in contemporanea, indipendentemente dalla società in cui si esprimono e al di là della tecnologia che le diffonde.

La comunicazione sincretica è infatti un linguaggio universale, che trascende le barriere linguistiche e culturali, permettendo di comunicare emozioni, idee e sensazioni in modo immediato e profondo.

Pensiamo al cinema di Hayao Miyazaki, ne Il ragazzo e l’Airone, dove i colori vibranti, le musiche evocative e le storie fantastiche si fondono in un’esperienza sincretica che affascina spettatori di tutte le età. Vi consiglio a proposito un documentario fantastico, Il regno dei sogni e della follia.

O pensiamo, ancora, alle opere di Laurie Anderson, artista multimediale che combina musica, performance e tecnologia per creare esperienze artistiche uniche e coinvolgenti.

Ma una delle forme artistiche di maggior impatto dal punto di vista sincretico è senz’altro un’arte antica: la scultura. La scultura, da sempre, indaga infatti la forma umana nello spazio tridimensionale. Dalle statue classiche alle installazioni contemporanee, l’arte scultorea ci offre una molteplicità di interpretazioni del corpo, catturandone la bellezza, la fragilità e la potenza.

Eccone alcuni esempi che mostrano come quest’arte è capace di esprimere e trasmettere emozioni differenti e potenti attraverso l’uso di diverse tecniche e materiali:

  • Michelangelo Buonarroti – David. Un capolavoro del Rinascimento che celebra la perfezione anatomica del corpo umano.
  • Auguste Rodin – Il pensatore. Una scultura iconica che rappresenta la forza interiore e la riflessione.
  • Alberto Giacometti – L’uomo che cammina. Figure allungate e filiformi che esprimono la solitudine e la fragilità dell’esistenza umana.
  • Louise Bourgeois – Maman. Una scultura monumentale a forma di ragno che evoca la figura materna e la sua forza protettiva.
  • Antony Gormley – Another Place. Installazione di 100 figure umane in ghisa collocate in modo dislocato sulla spiaggia di Crosby, in Inghilterra, che interagiscono con l’ambiente circostante.
David di Donatello
Louise Bourgeois - Maman
Antony Gormley - Another Place
Auguste Rodin, Il pensatore
Giacometti, L'uomo che cammina

L'interfaccia sinestesica
nell'era dell'IA

Un nuovo livello di interazione: l’IA che incontra i sensi,
aprendo le porte a esperienze immersive e personalizzate.

Oggi, tuttavia, nell’era digitale, la comunicazione sincretica trova nuove forme di espressione, grazie all’utilizzo di tecnologie multimediali e interattive. L’IA, con la sua capacità di elaborare e generare contenuti multimediali, può diventare un potente strumento per amplificare la comunicazione sincretica, creando esperienze immersive e personalizzate.

L’interazione tra uomo e IA si realizza attraverso l’interfaccia sinestesica del corpo umano. L’IA può interagire con l’uomo a livello multisensoriale, offrendo esperienze immersive e personalizzate. Immaginiamo un sistema di realtà virtuale che non solo ci permetta di vedere e sentire un ambiente virtuale, ma anche di toccarlo, annusarlo e persino gustarlo, come nei romanzi cyberpunk di William Gibson, dove la realtà virtuale è così immersiva da diventare indistinguibile dal mondo reale. Ma un esempio può anche essere il film Her di Spike Jonze, dove il protagonista si innamora di un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale e capace di empatia.

Le sfide e le opportunità offerte da questa interfaccia sinestesica sono enormi. Gestire un’interfaccia così complessa e multiforme richiede nuovi approcci e nuove tecnologie. Ma le potenzialità creative e cognitive che essa offre sono altrettanto straordinarie.

L’interfaccia sinestesica del corpo umano può diventare la chiave per una nuova era di interazione uomo-IA, un’era in cui la tecnologia si integra con la nostra intera esperienza sensoriale e percettiva, ampliando le nostre capacità e aprendo nuove frontiere per la creatività e l’innovazione.

Una delle forme d’arte che, da sempre, ha più utilizzato l’innovazione tecnologica come componente intrinseca per la propria espressione, è il cinema. Il cinema, infatti, con la sua capacità di fondere immagini, suoni e movimento, offre da sempre un terreno fertile per l’esplorazione del corpo in 3D.

Dalle prime sperimentazioni con la stereoscopia alle moderne tecniche di motion capture, il cinema ha saputo catturare e reinventare il corpo umano, aprendo nuove frontiere per la narrazione e l’espressione artistica. Al di là dei capolavori della sttoria del cinema che più o meno tutti conosciamo, guardiamo ora alcune opere relativamente recenti che interpretano questa attitudine.

  • Avatar (2009). James Cameron utilizza la performance capture per dare vita agli alieni Na’vi, creando corpi digitali realistici e espressivi.
  • Gravity (2013). Alfonso Cuarón impiega effetti speciali innovativi per simulare la fisicità del movimento in assenza di gravità, immergendo lo spettatore in un’esperienza sensoriale inedita.
  • La forma dell’acqua (2017). Guillermo del Toro crea un mostro anfibio con un design corporeo unico, capace di suscitare allo stesso tempo fascino e repulsione.
  • Blade Runner 2049 (2017). Denis Villeneuve utilizza ologrammi e replicanti per esplorare i confini tra corpo umano e artificiale, mettendo in discussione la natura stessa dell’identità.
  • Alita – Angelo della battaglia (2019). Robert Rodriguez integra personaggi in CGI con attori reali, creando un mondo ibrido dove il corpo umano viene potenziato e trasformato dalla tecnologia.

L'uomo che si interroga:
coscienza, corpo e IA

Un viaggio introspettivo alla scoperta di sé: l’uomo che si interroga sulla propria coscienza
e sul proprio ruolo nel mondo, di fronte all’avanzare dell’IA.

La capacità dell’uomo di interrogarsi sul mondo e sul proprio ruolo al suo interno, è un elemento fondamentale che lo distingue dall’intelligenza artificiale, almeno per come la conosciamo oggi. Questa capacità di introspezione, unita alla consapevolezza del proprio corpo e delle sue sensazioni, apre nuove prospettive di riflessione sull’interazione tra uomo e IA.

L’uomo, a differenza delle macchine, è dotato di quella che, in estrema sintesi, chiamiamo coscienza. Può osservare i propri pensieri, emozioni e sensazioni, mettendo in discussione la propria identità e il proprio ruolo nel mondo. 

Questa capacità di auto-riflessione, alla base della consapevolezza di, influenza profondamente il modo in cui l’uomo interagisce con il mondo e con la tecnologia. L’IA, pur essendo in grado di elaborare informazioni e di apprendere, non possiede ancora questa capacità di introspezione.

Tuttavia, l’interazione con l’IA può stimolare nell’uomo nuovi interrogativi sulla propria natura e sul proprio futuro, aprendo nuove prospettive di riflessione filosofica e esistenziale. Il corpo umano, inoltre, è un veicolo di comunicazione non verbale, un linguaggio silenzioso che esprime emozioni, stati d’animo e intenzioni.

Gesti, posture, espressioni facciali sono segnali che l’uomo interpreta in modo intuitivo e spesso inconsapevole. L’IA può essere addestrata a riconoscere e interpretare il linguaggio del corpo, aprendo nuove possibilità per l’interazione uomo-macchina.

Immaginiamo un’IA in grado di comprendere le nostre emozioni attraverso l’analisi delle espressioni facciali o della postura, e di adattare il suo comportamento di conseguenza. Questo potrebbe portare allo sviluppo di interfacce più intuitive ed empatiche, capaci di rispondere in modo personalizzato alle esigenze dell’utente.

Le sensazioni che il corpo ci trasmette sono infatti fondamentali per la nostra esperienza del mondo. Il dolore, il piacere, la fame, la sete, la stanchezza sono segnali che ci guidano nelle nostre azioni e nelle nostre scelte. L’IA può interagire con le sensazioni e le percezioni umane su molti di questi versanti in modi nuovi e sorprendenti.

Immaginiamo ora un’IA in grado di generare sensazioni tattili o di modificare la nostra percezione del dolore. Oppure un’IA che ci aiuti a comprendere meglio i segnali del nostro corpo, prevenendo malattie o migliorando il nostro benessere.

Attraverso la danza, lo yoga, la meditazione, l’uomo può del resto già entrare in contatto con le proprie sensazioni e scoprire nuove dimensioni del proprio essere. L’IA può aiutarci a “interrogare” il nostro corpo in modi nuovi, ad esempio attraverso la realtà virtuale o la biofeedback.

Queste tecnologie possono offrirci un’esperienza più profonda e consapevole del nostro corpo, ampliando le nostre possibilità di esplorazione e di conoscenza, a partire da una consapevolezza: l’uomo ha già in sé i frutti di questa capacità introspettiva, propriocettiva e di interocezione.

L’interocezione, ad esempio, è la percezione dello stato interno del corpo. Include la capacità di sentire i segnali fisiologici provenienti dagli organi interni, come il battito cardiaco, la respirazione, la fame, la sete, il dolore e la temperatura corporea.

Questa capacità, anche se molto sottovalutata, è fondamentale per la consapevolezza del proprio corpo e per la regolazione delle emozioni. Ci permette di capire cosa sta succedendo dentro di noi e di rispondere ai bisogni del nostro corpo in modo appropriato.

Una forma di espressione artistica per eccellenza dell’uomo, che processa in maniera armonica e trascendente tutte queste capacità in relazione all’insieme del proprio corpo-mente, è la danza. Competenza artistica per eccellenza del corpo in movimento, si presta a infinite esplorazioni delle potenzialità del corpo in 3D.

Attraverso la coreografia, inoltre, il corpo diventa strumento di comunicazione, capace di raccontare storie, esprimere emozioni e generare significati. Ecco alcuni illuminanti esempi di uomini e donne che hanno aperto la strada a nuove modalità espressive del corpo.

  • Pina Bausch. La coreografa tedesca ha rivoluzionato la danza contemporanea, esplorando le potenzialità espressive del corpo e la sua relazione con lo spazio.
  • Martha Graham. La sua tecnica, basata sulla contrazione e sul rilascio, ha dato vita a un nuovo linguaggio del movimento, intenso e drammatico.
  • Merce Cunningham. Il coreografo americano ha sperimentato con la casualità e l’indeterminazione, creando coreografie astratte e innovative.
  • Wayne McGregor. Il coreografo britannico integra la danza con la tecnologia, utilizzando la motion capture e la realtà virtuale per creare spettacoli avveniristici.
  • Akram Khan. Il ballerino e coreografo britannico fonde la danza classica indiana con la danza contemporanea, creando uno stile unico e personale.
Merce Cunningham
Mc Gregor
Martha Graham
Pina Bausch
Akram Khan

Questa interazione tra corpo, tecnologia e arte trova terreno fertile anche nel teatro, dove la sperimentazione e l’innovazione sono da sempre elementi chiave.

Ecco alcuni esempi di opere teatrali che, in modi diversi, incarnano i temi discussi nell’articolo, esplorando le potenzialità del corpo come interfaccia, la comunicazione sincretica e l’interazione tra uomo e tecnologia.  Ho scelto queste opere perché ognuna di esse, a suo modo, mette in scena l’interazione tra corpo, tecnologia e immaginazione, offrendo spunti di riflessione sul ruolo dell’uomo nell’era dell’IA. Alcuni esempi sono rappresentazioni teatrali in cui la tecnologia o l’IA sono rappresentate nel testo, nella coregrafia o nel soggetto.

  • Inferno di Romeo Castellucci. Per la sua esplorazione del corpo e della comunicazione non verbale.
  • Hamlet di Robert Wilson. Per la sua estetica minimalista e l’uso della tecnologia.
  • Il Rider, la Nonna e l’Intelligenza Artificiale, di Giuseppe Nicodemo (2024). Storia di un rider che lavora per una società di food delivery gestita da un’IA.

  • HERbarium-Dancing for an AI di Kamilia Kard (2023). L’IA viene utilizzata per generare musica e immagini in tempo reale, interagendo con i movimenti dei danzatori.

Hamlet di Robert Wilson

Il Rider, la Nonna e l'Intelligenza Artificiale, di Giuseppe Nicodemo

HERbarium-Dancing for an AI di Kamilia Kard

In conclusione

Individuare forme e modi per “visualizzare” prima, comprendere poi, sperimentare e infine adottare nuovi modi di interagire con noi stessi, gli altri e il mondo, è uno degli obiettivi del mio progetto H.I.X. Zone, che rappresenta un nuovo spazio per l’immaginazione, un luogo di incontro e di ibridazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale.

È uno spazio dove sperimentare, giocare, creare, senza paura di sbagliare e di esplorare l’ignoto. È un invito ad abbracciare le sfide e le opportunità che l’IA ci offre, a diventare esploratori, creatori, innovatori, in un mondo in continua trasformazione.

Ti saluto dandoti appuntamento al terzo e ultimo articolo di questa serie di post: parleremo di Zone X e di S.P.A.R.KS., ovvero di scintille di conoscenza che nascono e divampano in queste zone franche tra l’uomo e la macchina, suddivise, come vedrai, nell’ipotesi di veri e propri distretti bio-tecnologici. Alla prossima!

CREDITS

Questo testo è stato sviluppato in collaborazione con Gemini Advanced, un modello linguistico di intelligenza artificiale di Google.
Attraverso un processo di interazione e feedback reciproco, abbiamo cercato di integrare le rispettive competenze, ovvero le mie “ispirazioni”, i miei concetti e le mie stringhe di testo poetiche, e le capacità di elaborazione di informazioni e di testo da parte di Gemini Advanced per produrre un’analisi il più possibile completa  soprattutto sulle IA che verranno.

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